Solo pochi giorni fa Tommaso Giacomel era in testa alla Mass Start olimpica di Anterselva, lanciato verso una potenziale pagina di storia per il biathlon azzurro. Nel giro di pochi minuti, però, quel sogno si è trasformato in incubo: dolore, sensazioni mai provate, ritiro immediato e il timore che potesse trattarsi di qualcosa di più serio di un semplice “giorno no”.
Le indagini successive hanno confermato che non era solo stanchezza: Giacomel è stato sottoposto a una procedura di ablazione cardiaca per correggere un’anomalia di conduzione elettrica a livello atriale. L’intervento è perfettamente riuscito e il biatleta sarà dimesso dall’ospedale Galeazzi di Milano giovedì, con nuovi controlli programmati tra due settimane.
Cosa è successo durante la Mass Start di Anterselva
Il malore è arrivato venerdì 20 febbraio durante la Mass Start olimpica, sulla neve di Anterselva. Giacomel stava guidando la gara, confermando il livello mostrato per tutta la stagione, quando ha iniziato ad avvertire un forte disagio fisico che lo ha costretto a rallentare, fermarsi e ritirarsi a metà percorso.
Nelle ore successive, lo staff medico della FISI ha deciso per il trasferimento e il ricovero per una batteria completa di esami presso l’IRCCS Galeazzi – Sant’Ambrogio di Milano. TAC, risonanza magnetica e test da sforzo massimale sono risultati nei limiti, ma uno studio elettrofisiologico di dettaglio ha individuato un’anomalia nella conduzione elettrica atriale, cioè nel modo in cui l’impulso elettrico si propaga negli atri del cuore.
Di fronte a questo quadro, la scelta dei cardiologi e della Commissione medica FISI è stata chiara: procedere con un’ablazione per correggere in modo definitivo il problema e ridurre il rischio di nuovi episodi in gara.
L’ablazione cardiaca spiegata semplice
L’ablazione cardiaca è una procedura mini-invasiva, oggi considerata standard nel trattamento di molte forme di aritmia, soprattutto sopraventricolari (quelle che nascono negli atri o nella giunzione atrio‑ventricolare). Attraverso uno o più cateteri introdotti in vena (spesso femorale) e guidati fino al cuore, il cardiologo “mappa” le zone che generano o conducono in modo anomalo l’impulso elettrico, per poi “bruciarle” o “isolarle” con energia (spesso radiofrequenza o crioterapia).
Nel caso di Giacomel, i comunicati FISI parlano appunto di “anomalia di conduzione elettrica a livello atriale” trattata con ablazione, definita “perfettamente riuscita”. Per un atleta di élite questo approccio ha due obiettivi fondamentali: eliminare il rischio di aritmie pericolose sotto sforzo e permettere, dopo un percorso di controlli e riabilitazione, un rientro all’attività agonistica in condizioni di massima sicurezza possibile.
Le percentuali di successo dell’ablazione per molte aritmie sopraventricolari sono oggi molto alte, spesso superiori all’80–90% nei centri di riferimento, con un profilo di sicurezza favorevole. Naturalmente ogni caso è individuale e le decisioni sul ritorno all’agonismo devono essere prese sulla base di controlli seriati e linee guida di cardiologia dello sport.
“Sono distrutto”: la stagione è finita, ma non la carriera
Nelle sue storie Instagram, Giacomel ha usato parole durissime per descrivere il momento: “Sono distrutto, la mia stagione è finita”, ricondividendo gli articoli che parlavano dell’ablazione cardiaca a cui si è sottoposto. A 25 anni, reduce da un argento olimpico nella staffetta mista e da una stagione da protagonista in Coppa del Mondo, è comprensibile che il peso psicologico di uno stop forzato sia enorme.
Sul piano sportivo, il verdetto è chiaro: addio al sogno Coppa del Mondo 2025/26. Giacomel, che occupava la seconda posizione generale, è stato sorpassato dal francese Eric Perrot e lo stop lo taglia fuori dalla lotta per il pettorale giallo, con un distacco di 37 punti che, in condizioni normali, sarebbe ancora colmabile ma che ora diventa irrilevante.
Questo però non significa che la sua carriera sia compromessa. La FISI ha comunicato che, dopo la dimissione, il biatleta seguirà un percorso di controlli programmati: tra due settimane è previsto un nuovo check-up completo e soltanto dopo il via libera dei cardiologi potrà riprendere gradualmente gli allenamenti. È verosimile che salti il resto della stagione e che il focus si sposti sul recupero completo in vista degli anni successivi.
Il precedente di Elia Barp: perché è un segnale incoraggiante
Il caso di Tommaso Giacomel non è isolato nel panorama degli sport di endurance. Un precedente molto vicino, anche cronologicamente, è quello del fondista azzurro Elia Barp. All’inizio del 2025, durante i Mondiali, Barp era stato costretto al ritiro per un episodio di aritmia cardiaca accusato in piena gara di skiathlon.
Anche lui, come Giacomel, è stato sottoposto ad ablazione cardiaca e aveva dovuto fermarsi per un periodo significativo, rinunciando a parte della stagione. Il dato più interessante, però, arriva da ciò che è successo dopo: ai Giochi di Milano Cortina 2026 Barp è tornato in pista conquistando due medaglie di bronzo nello sci di fondo, nella staffetta e nella team sprint di Tesero.
Questo non significa che ogni caso seguirà lo stesso decorso, ma il messaggio per atleti e appassionati è chiaro: una diagnosi tempestiva, un intervento ben eseguito e un percorso di rientro gestito con prudenza possono permettere ad atleti di élite di tornare a gareggiare ad altissimi livelli dopo un’ablazione.
Cuore e sport di endurance: cosa possiamo imparare
Il biathlon è uno degli sport più impegnativi per il sistema cardiovascolare: alterna tratti di sforzo massimale sugli sci di fondo a fasi di controllo del respiro e della frequenza cardiaca al poligono. Questo stress combinato rende ancora più importanti i controlli cardiologici periodici per gli atleti, specialmente di alto livello.
Episodi di aritmia o di anomalia di conduzione, come quelli riportati per Giacomel e Barp, non vanno letti come una “condanna” allo stop definitivo, ma come un campanello d’allarme che impone diagnosi approfondite, medicina di precisione e tempi di rientro rispettosi della biologia del cuore. Negli ultimi anni, proprio grazie alla diffusione di indagini sofisticate (studio elettrofisiologico, imaging avanzato, test da sforzo massimali), questi problemi vengono intercettati meglio e trattati in modo sempre più mirato.
Per chi pratica sport a livello amatoriale, il caso Giacomel ricorda l’importanza di:
- Eseguire periodicamente visite medico‑sportive con ECG a riposo e sotto sforzo.
- Non sottovalutare sintomi come palpitazioni, mancamento, dolore toracico o “sensazioni mai provate prima” durante l’attività.
- Fermarsi e farsi valutare se qualcosa non torna, invece di “stringere i denti” a tutti i costi.
I prossimi passi per Giacomel (e cosa aspettarsi)
Nell’immediato, la priorità è il recupero post‑operatorio: qualche giorno di osservazione, la dimissione dall’ospedale e un periodo di riposo relativo in attesa dei primi controlli programmati. Se gli esami confermeranno la stabilità del ritmo cardiaco e l’assenza di nuove aritmie o alterazioni strutturali, il team medico potrà impostare un percorso di ritorno allo sforzo graduale, con monitoraggio stretto.
Sul piano psicologico, il passaggio dalla lotta per la Coppa del Mondo a uno stop forzato è durissimo: passare dall’adrenalina di un’Olimpiade in casa, sulla neve di Milano Cortina, alla consapevolezza di dover mettere un punto alla stagione richiede una grande forza mentale. In questo senso, il supporto dello staff, della federazione, del gruppo squadra e anche dei tifosi può fare la differenza nel trasformare questo incidente in un “nuovo inizio” piuttosto che in una ferita destinata a riaprirsi.
Guardando più avanti, lo scenario più realistico è un rientro graduale nella prossima stagione internazionale, se – e solo se – i cardiologi daranno semaforo verde. Giacomel è giovane, ha già dimostrato di saper reggere pressioni gigantesche e, a livello tecnico, non ha nulla da dimostrare: se il cuore lo supporterà, avrà ancora molti anni per inseguire la Coppa del Mondo che questa volta è sfumata sul più bello.
Perché questa storia parla a tutto lo sport
La vicenda di Tommaso Giacomel va oltre il singolo risultato mancato: è la fotografia di quanto lo sport di alto livello sia vicino al limite e di quanto sia fondamentale la cultura della prevenzione, dell’ascolto del proprio corpo e della collaborazione stretta tra atleti, staff tecnici e medici.
Allo stesso tempo, il parallelo con il percorso di Elia Barp – dalla diagnosi di aritmia alle medaglie olimpiche dopo l’ablazione – mostra che un problema cardiaco non è per forza la fine di una carriera, ma può diventare l’inizio di una versione più consapevole e sicura dell’atleta. Per chi ama il biathlon e lo sport di endurance, la speranza è che presto, su una pista innevata, vedremo di nuovo Giacomel imbracciare la carabina con il cuore – in tutti i sensi – pronto a reggere la sfida.



