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Lattine “fuorilegge” al supermercato: quali rischi per la salute con il Bisfenolo A (e come difenderti ogni giorno)

Negli scaffali dei supermercati italiani continuiamo a trovare lattine e barattoli che contengono Bisfenolo A (BPA), una sostanza definita interferente endocrino e collegata a possibili rischi per fertilità, pubertà precoce, obesità, diabete e alcuni tumori ormono‑dipendenti. Nonostante l’Unione Europea ne abbia vietato l’uso nei materiali a contatto con gli alimenti, siamo in una fase di transizione: alcune confezioni sono ancora perfettamente in regola dal punto di vista formale, ma non proprio ideali se vogliamo proteggere salute ormonale e benessere a lungo termine.

Per un blog come boomsport.it, che parla di performance, forma fisica e prevenzione, questa non è solo una “notizia di cronaca”: è un tema che entra direttamente nella dispensa di chi fa sport, segue una dieta proteica, consuma legumi e bevande in lattina pensando di fare una scelta pratica e salutare.

Cos’è il Bisfenolo A e perché è finito sotto accusa

Il Bisfenolo A è una molecola usata dagli anni ’60 per produrre plastiche (come il policarbonato) e rivestimenti interni di lattine e barattoli, oltre che in resine, vernici e carta termica degli scontrini. La sua caratteristica più discussa oggi non riguarda tanto la funzionalità industriale, quanto l’effetto sul corpo umano: il BPA è un interferente endocrino, cioè una sostanza capace di mimare gli estrogeni e interagire con il sistema ormonale.

Secondo i dossier dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), l’esposizione cronica a BPA, anche a basse dosi, è stata associata in studi sperimentali e osservazionali a:

  • alterazioni della fertilità maschile e femminile
  • anticipazione della pubertà (pubertà precoce)
  • aumento del rischio di obesità e alterazioni del metabolismo glucidico (diabete)
  • possibili effetti su tumori ormono‑dipendenti (come alcuni tumori della mammella e della prostata)

È importante sottolineare che molte evidenze derivano da modelli animali e studi di esposizione controllata; non significa che una singola lattina di fagioli ti farà ammalare, ma che un’esposizione continua, sommata da più fonti, non è più considerata accettabile dalle autorità sanitarie.

Il giro di vite dell’EFSA: dose tollerabile quasi azzerata

Nel 2023 EFSA ha pubblicato una rivalutazione completa del rischio da BPA negli alimenti, abbassando la dose giornaliera tollerabile (TDI) a 0,2 nanogrammi per kg di peso corporeo, una riduzione di circa 20.000 volte rispetto al valore precedente. In pratica, per un adulto di 70 kg la soglia teorica è di 14 nanogrammi al giorno: una quantità minuscola, facilmente superabile se sommiamo tutte le possibili fonti (cibo in lattina, bevande, residui da contenitori, ecc.).

Sulla base di questa valutazione, l’EFSA ha concluso che l’esposizione alimentare al BPA può rappresentare un rischio per la salute di tutte le fasce di età, compresi i bambini, e ha raccomandato misure restrittive drastiche. È questo passaggio che ha spinto la Commissione europea a intervenire in modo molto più netto rispetto al passato.

Cosa prevede il nuovo regolamento UE sul BPA

Con il Regolamento (UE) 2024/3190, l’Unione Europea ha di fatto vietato il BPA in tutti i materiali e oggetti destinati a venire a contatto con alimenti (i cosiddetti MOCA). Il divieto riguarda:

  • plastiche e resine usate per confezioni e contenitori
  • vernici e rivestimenti interni di lattine e barattoli
  • guarnizioni, inchiostri, gomme e altri componenti che possano migrare nel cibo

Il regolamento è entrato in vigore a gennaio 2025, ma prevede periodi transitori per consentire all’industria di adeguare linee produttive, smaltire le scorte e certificare nuove soluzioni “BPA free”. Risultato: per alcuni anni, è ancora possibile imbattersi in lattine e barattoli che contengono BPA, soprattutto per prodotti con lunga shelf-life (conservati in magazzino da tempo).

Questo spiega il paradosso: da un lato l’UE dice “BPA bandito”, dall’altro il consumatore trova ancora sugli scaffali prodotti con rivestimenti potenzialmente contenenti questa molecola.

Dove si nasconde il BPA nella tua spesa quotidiana

Per chi fa sport, segue una dieta strutturata o semplicemente cerca scorciatoie sane, i “punti caldi” sono più frequenti di quanto sembri:

  • Lattine di legumi: ceci, fagioli, borlotti, lenticchie, utilissimi per apporto proteico e fibre, spesso confezionati in barattoli con rivestimento interno epossidico.
  • Energy drink e soft drink in lattina: molto diffuse tra chi fa sport, contengono spesso rivestimenti interni per evitare la corrosione del metallo.
  • Scatolette di pesce: tonno, sgombro, salmone in lattina, classici “salva pasto” proteici.
  • Alcuni contenitori in plastica rigida: specialmente vecchi o senza specifica dicitura “BPA free”.

Non tutte le lattine contengono BPA: molte aziende sono già passate a materiali alternativi (ad esempio rivestimenti a base di resine diverse o materiali completamente privi di bisfenoli). Il problema è che per il consumatore non è sempre semplice distinguere a colpo d’occhio quali prodotti siano davvero sicuri.

L’allarme degli esperti: perché evitare calore e microonde

Un punto su cui gli esperti (e anche Bassetti nelle sue dichiarazioni) insistono è l’uso del calore. Temperature elevate, contatto prolungato e condizioni aggressive (ad esempio cibi acidi o grassi) possono aumentare la migrazione di BPA dal materiale alla matrice alimentare.

Da qui alcuni consigli pratici:

  • non riscaldare mai cibi direttamente in lattina
  • evitare di mettere contenitori di plastica non certificati nel microonde
  • non usare vecchi contenitori di plastica rigida per scaldare o conservare cibi grassi/acidi

Molto meglio trasferire sempre il contenuto in vetro, ceramica o acciaio inox prima di scaldare, sia in forno tradizionale sia al microonde. È un gesto minimo, ma riduce di molto l’esposizione potenziale.

Effetti su salute, performance e benessere ormonale

Per un lettore di boomsport.it, la domanda chiave è: “Ok, ma cosa c’entra tutto questo con la mia forma fisica, la performance, l’allenamento?”

Gli interferenti endocrini come il BPA possono avere effetti sottili ma significativi su assi ormonali critici per chi fa sport:

  • Fertilità: alterazioni della qualità spermatica, possibile impatto sull’ovulazione e su alcuni parametri ormonali riproduttivi.
  • Pubertà: esposizione precoce in età infantile è stata associata a pubertà anticipata, con impatto su crescita e sviluppo.
  • Metabolismo: possibile legame con aumento del grasso viscerale, resistenza insulinica, maggior rischio di diabete di tipo 2.
  • Composizione corporea: se l’assetto ormonale è disturbato, anche la risposta all’allenamento, alla dieta ipocalorica e alla costruzione di massa muscolare può risultare meno efficace.

Non è un effetto “on/off”, ma una questione di esposizione cronica e cumulativa: se ogni giorno introduciamo piccole dosi da più fonti, l’impatto nel medio-lungo periodo può diventare rilevante.

Come ridurre davvero l’esposizione a BPA (senza impazzire)

In attesa che il mercato recepisca completamente il divieto UE, possiamo applicare alcune strategie semplici e sostenibili.

1. Preferisci vetro, acciaio e ceramica

  • Scegli legumi, passate e conserve in vetro quando possibile.
  • Usa contenitori in vetro o acciaio per conservare e scaldare i pasti, soprattutto se fai meal prep per lo sport.

2. Riduci il consumo superfluo di lattine

  • Energy drink? Usali solo quando servono davvero, non come bevanda quotidiana.
  • Se consumi spesso tonno in lattina, alterna con versioni in vetro o pesce fresco.

3. Controlla le etichette

  • Cerca indicazioni “BPA free” o riferimenti a imballaggi privi di bisfenoli.
  • Per i contenitori di plastica riutilizzabili, scegli prodotti certificati per uso alimentare e microonde.

4. Attenzione al microonde

  • Mai scaldare cibo dentro lattine o contenitori di plastica senza specifica idoneità.
  • Trasferisci sempre il contenuto in un piatto o contenitore adatto (vetro, ceramica).

5. Cura anche le altre fonti

  • La carta termica degli scontrini può contenere BPA: evita di maneggiarli a lungo, soprattutto se hai appena usato creme o oli sulle mani.

L’obiettivo non è vivere in una “bolla sterile”, ma ridurre l’esposizione evitabile, soprattutto nelle situazioni dove le alternative sicure sono già disponibili.

Perché il tema riguarda anche la prevenzione a lungo termine

Il messaggio che arriva da EFSA e dal nuovo regolamento europeo è chiaro: il BPA non è considerato una sostanza “sicura” in ambito alimentare, soprattutto alla luce delle nuove evidenze su effetti a dosi molto più basse di quanto si pensasse in passato.

Per chi si allena, cura l’alimentazione, investe tempo e energie su forma fisica e longevità in salute, ha poco senso trascurare un tassello così importante della prevenzione quotidiana. Abbiamo imparato a leggere le etichette per zuccheri, grassi e proteine: il passo successivo è fare attenzione anche ai materiali che toccano il cibo.

È una nuova frontiera di “igiene dello stile di vita”: non solo cosa mangi, ma come è confezionato e scaldato.

Fare scelte consapevoli oggi, per stare meglio domani

Nei prossimi anni, grazie al divieto UE, le lattine contenenti BPA spariranno progressivamente dagli scaffali, ma non succederà dall’oggi al domani. Nel frattempo, possiamo già fare molto:

  • scegliere contenitori più sicuri
  • limitare il consumo frequente di cibi e bevande in lattina
  • evitare il riscaldamento improprio in plastica e metallo

Piccoli gesti che, sommati alla tua routine di allenamento e alimentazione sana, costruiscono una vera strategia di prevenzione a 360 gradi, su cui boomsport.it può e deve continuare a fare informazione.

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