mal di reni schiena

Perché chi soffre di reni muore più spesso di cuore: la scoperta che cambia la medicina

Per anni medici e ricercatori hanno osservato un dato allarmante senza riuscire a spiegarlo del tutto: le persone con malattia renale cronica muoiono molto più spesso per complicanze cardiache. Oggi una nuova ricerca potrebbe finalmente aver chiarito il meccanismo nascosto dietro questo legame così pericoloso.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Circulation, i reni malati rilasciano nel sangue minuscole particelle capaci di danneggiare direttamente il cuore. Una scoperta che potrebbe cambiare il modo in cui vengono diagnosticati e trattati sia i pazienti nefropatici sia quelli a rischio cardiovascolare.

Il legame tra reni e cuore: una relazione pericolosa

Il rapporto tra malattia renale e problemi cardiaci è noto da tempo. Le statistiche indicano che oltre la metà delle persone con insufficienza renale avanzata sviluppa anche una patologia cardiovascolare.

Cuore e reni lavorano in stretta sinergia. Quando i reni non funzionano correttamente, il corpo trattiene liquidi, aumenta la pressione sanguigna e si alterano gli elettroliti, fattori che mettono sotto stress il muscolo cardiaco. A questo si aggiunge un’accelerazione dell’aterosclerosi, con un rischio più elevato di infarti e scompenso cardiaco.

Tuttavia, questi fattori non bastavano a spiegare del tutto perché il rischio fosse così alto.

Cosa ha scoperto il nuovo studio

Il team di ricerca, guidato da esperti della University of Virginia e della Icahn School of Medicine at Mount Sinai, ha deciso di studiare la comunicazione biologica tra gli organi.

I ricercatori si sono concentrati sulle vescicole extracellulari, minuscole particelle prodotte dalle cellule che trasportano messaggi molecolari nel corpo.

Analizzando campioni di sangue di circa 50 persone, tra soggetti sani e pazienti con diversi stadi di malattia renale, gli scienziati hanno osservato un dato chiave:

nel sangue dei pazienti con reni danneggiati erano presenti vescicole contenenti particolari microRNA in grado di esercitare un effetto tossico diretto sul tessuto cardiaco.

Queste particelle non comparivano nei soggetti sani.

Per la prima volta è stata dimostrata una relazione causale, non solo statistica, tra rene malato e danno cardiaco.

I test sugli animali confermano il meccanismo

Nei modelli sperimentali sui topi, la riduzione di queste vescicole nel sangue ha portato a un miglioramento significativo della funzione cardiaca, anche in presenza di una malattia renale.

Un risultato che rafforza l’ipotesi secondo cui il cuore non viene danneggiato solo indirettamente, ma anche attraverso segnali biologici nocivi provenienti dai reni.

Verso diagnosi più precoci e terapie personalizzate

Secondo i ricercatori, questi microRNA cardiotossici potrebbero diventare in futuro biomarcatori utili per individuare in anticipo i pazienti a rischio di scompenso cardiaco, prima ancora della comparsa dei sintomi.

Questo approccio permetterebbe una gestione più mirata della terapia, con interventi farmacologici più intensi o combinati nei soggetti più vulnerabili.

È un passo concreto verso quella che viene definita medicina di precisione, in cui le cure vengono adattate al profilo biologico del singolo paziente.

Gli esperti sottolineano che si tratta ancora di risultati preliminari. Serviranno studi più ampi e di lunga durata per confermare l’utilità clinica di questi biomarcatori.

Tuttavia, la comunità scientifica considera la ricerca estremamente solida e innovativa, perché colma una lacuna storica nella comprensione del cosiddetto asse cuore-rene.

Conoscere il rischio resta fondamentale

In attesa di nuove terapie, gli specialisti ricordano l’importanza della prevenzione e del monitoraggio della salute renale.

Semplici esami del sangue e delle urine permettono di individuare precocemente una malattia renale.

I principali fattori di rischio includono:

  • diabete
  • ipertensione
  • familiarità per malattie renali
  • complicanze della gravidanza come preeclampsia o diabete gestazionale

Preservare la funzione dei reni significa, oggi più che mai, proteggere anche il cuore.

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