Per anni il bersaglio è stato uno solo: lo smartphone. Troppo tempo davanti agli schermi, troppo vicino agli occhi, troppo presto. La nuova ricerca però complica la narrazione. Il “colpevole” principale della miopia potrebbe non essere il device in sé, ma come utilizziamo i nostri occhi: lavoro da vicino prolungato, ambienti chiusi e illuminazione insufficiente.
Il risultato è quello che alcuni ricercatori definiscono un vero e proprio “digiuno di luce” della retina.
Il tema è tutt’altro che marginale. La miopia è ormai considerata una quasi-epidemia globale, con una crescita rapidissima soprattutto nei giovani.
Miopia: cosa dice lo studio pubblicato su Cell Reports
Il gruppo del College of Optometry della State University of New York guidato da José-Manuel Alonso ha pubblicato su Cell Reports un lavoro che propone un nuovo meccanismo fisiologico per spiegare l’esplosione dei casi di miopia.
L’idea centrale è che il problema non sia solo “troppe ore davanti agli schermi”, ma la combinazione di tre fattori:
- distanza ravvicinata
- accomodazione prolungata
- luce ambiente insufficiente
Quando guardiamo da vicino, che sia un telefono o un libro, il cristallino aumenta la propria potenza per mettere a fuoco. Questo processo si chiama accomodazione. Allo stesso tempo la pupilla tende a restringersi.
Se però siamo in un ambiente poco illuminato, la quantità di luce che raggiunge la retina si riduce ulteriormente. Secondo gli autori, nel tempo questo “light starvation” potrebbe alterare i segnali biologici che regolano la crescita del bulbo oculare, favorendo l’allungamento dell’occhio e quindi la miopia.
È fondamentale chiarirlo: si tratta di un’ipotesi fisiologica testabile, non di una verità definitiva. Serviranno altri studi per stabilire un nesso causale diretto.
Schermi o ambienti chiusi: cosa pesa di più?
La ricerca non assolve gli schermi, ma ridimensiona il loro ruolo esclusivo.
In pratica: òeggere due ore sul divano con luce fioca può essere problematico quanto usare lo smartphone nelle stesse condizioni.
Usare uno schermo in un ambiente molto luminoso, con pause regolari, potrebbe essere meno rischioso di quanto si pensasse, anche se il lavoro da vicino resta uno stress per l’occhio.
Il vero fattore critico sembra essere la combinazione tra vicinanza, durata e bassa illuminazione.
Gli stessi ricercatori suggeriscono che qualsiasi strategia di controllo della miopia rischia di essere meno efficace se il comportamento quotidiano non cambia. Lenti speciali o colliri potrebbero non bastare se l’occhio continua a essere sottoposto a ore di accomodazione in ambienti chiusi e poco luminosi.
Una quasi-epidemia globale
I numeri spiegano perché il tema è centrale. Una grande meta-analisi internazionale ha stimato che la prevalenza globale della miopia passerà dal 27% della popolazione mondiale nel 2010 a circa il 52% entro il 2050. In termini assoluti significa quasi 5 miliardi di persone.
Ancora più preoccupante è l’aumento della miopia elevata, oltre le –5 diottrie, che potrebbe arrivare attorno al 10% della popolazione mondiale. Questo livello aumenta in modo significativo il rischio di complicanze come maculopatie miopiche e distacco di retina.
Il pattern è chiaro: l’età di insorgenza si abbassa e in alcune aree dell’Asia orientale si sfiora il 90% di giovani adulti miopi.
Cosa possiamo fare nella pratica
Anche se il nuovo studio non fornisce linee guida definitive, si integra con evidenze già solide soprattutto in età pediatrica.
Più tempo all’aperto
Le revisioni sistematiche mostrano che almeno due ore al giorno in luce naturale riducono il rischio di insorgenza della miopia nei bambini e possono rallentarne la progressione. La luce intensa esterna sembra agire come freno sulla crescita eccessiva dell’occhio.
Illuminazione adeguata
Studiare o lavorare in ambienti ben illuminati è una misura semplice ma potenzialmente importante. Evitare stanze buie quando si fa lavoro da vicino prolungato è una precauzione razionale alla luce delle nuove ipotesi.
Gestione del lavoro da vicino
Applicare la regola 20-20-2 nei bambini è considerato prudente: ogni 20 minuti di lavoro da vicino, 20 secondi guardando lontano e almeno 2 ore al giorno all’aperto. La distanza di lettura dovrebbe essere intorno ai 30-40 centimetri.
Interventi medici
Per chi è già miope esistono strategie di controllo come lenti a defocus periferico, orto-cheratologia e colliri di atropina a basso dosaggio. Tuttavia, senza modificare le abitudini indoor, il beneficio potrebbe essere parziale.
Il lavoro pubblicato su Cell Reports non scagiona gli schermi, ma sposta il focus su un concetto più ampio: non è solo cosa guardiamo, ma come e dove lo facciamo.
Luce naturale, pause regolari e meno maratone al tablet in stanze buie non sono slogan, ma scelte che potrebbero incidere sulla salute visiva di un’intera generazione.



