Tagliare i carboidrati o ridurre i grassi non basta. Secondo una nuova ricerca pubblicata l’11 febbraio sul Journal of the American College of Cardiology è la qualità complessiva della dieta a fare davvero la differenza nella prevenzione della malattia coronarica.
Lo studio è stato guidato da Zhiyuan Wu della Harvard T.H. Chan School of Public Health e rappresenta una delle analisi più ampie mai condotte sul rapporto tra modelli alimentari low carb, low fat e salute cardiovascolare. Il messaggio è chiaro: non conta solo quanti carboidrati o grassi consumi ma da dove provengono.
Lo studio: numeri, durata e risultati
I ricercatori hanno analizzato i dati di quasi 200.000 persone coinvolte in tre grandi studi prospettici con oltre 30 anni di follow up. Durante questo lungo periodo di osservazione sono stati registrati 20.033 casi di malattia coronarica, la forma più comune di patologia cardiaca.
Le abitudini alimentari dei partecipanti sono state valutate tramite questionari di frequenza alimentare compilati nel tempo. Questo ha permesso di classificare le diete non solo in base alla quantità di carboidrati o grassi ma anche in base alla qualità degli alimenti consumati.
Fino a oggi molte ricerche si erano concentrate quasi esclusivamente sulla distribuzione dei macronutrienti. Questo studio ha introdotto una variabile fondamentale: la qualità del cibo scelto per costruire una dieta low carb o low fat.
Diete sane e diete non sane: la differenza concreta
I risultati mostrano una netta distinzione tra versioni sane e non sane di entrambi i modelli alimentari.
Le versioni sane di una dieta low carb erano caratterizzate da un maggiore consumo di grassi insaturi, proteine vegetali, frutta secca, semi e verdure. Non si trattava quindi di un’alimentazione ricca di carni lavorate o grassi saturi ma di un modello equilibrato e ricco di nutrienti protettivi.
Le versioni sane di una dieta low fat privilegiavano cereali integrali, legumi, frutta, verdura e fonti proteiche magre. Non erano diete basate su prodotti industriali a basso contenuto di grassi ma ricchi di zuccheri raffinati.
Al contrario le versioni non sane di entrambe le diete includevano elevate quantità di carboidrati raffinati, grassi di origine animale e proteine animali in eccesso. In questi casi il rischio di malattia coronarica risultava più elevato.
Chi seguiva modelli alimentari di qualità mostrava livelli più bassi di infiammazione, trigliceridi inferiori e valori più alti di colesterolo HDL. Tutti fattori strettamente legati alla salute cardiovascolare.
Perché la malattia coronarica è un tema centrale
La malattia coronarica è la forma più comune di cardiopatia e rappresenta una delle principali cause di morte nei Paesi occidentali. La prevenzione attraverso lo stile di vita rimane una delle strategie più efficaci per ridurre il rischio.
L’alimentazione incide direttamente su pressione arteriosa, profilo lipidico, peso corporeo e stato infiammatorio sistemico. Ignorare la qualità degli alimenti significa perdere una leva fondamentale di prevenzione.
Per anni il dibattito tra sostenitori della dieta low carb e difensori della dieta low fat ha generato confusione anche a causa di studi con definizioni molto diverse tra loro. Questo lavoro contribuisce a chiarire che l’etichetta della dieta conta meno rispetto alla scelta concreta degli alimenti.
Implicazioni per chi fa sport e punta alla performance
La salute cardiovascolare non riguarda solo la prevenzione delle malattie ma anche la qualità della prestazione fisica.
Un cuore sano e un metabolismo efficiente significano migliore resistenza aerobica, recupero più rapido e maggiore stabilità energetica durante la giornata.
Una dieta di qualità può contribuire a:
- ottimizzare il trasporto di ossigeno ai tessuti
- migliorare il profilo lipidico
- ridurre l’infiammazione cronica di basso grado
- favorire una composizione corporea più equilibrata
Tagliare drasticamente un macronutriente senza considerare la qualità delle fonti può invece compromettere l’equilibrio nutrizionale e non offrire i benefici sperati.
Low carb o low fat: quale scegliere
Lo studio non incorona un vincitore assoluto. Entrambi i modelli possono essere validi se costruiti con criteri di qualità.
Una dieta low fat può essere preferibile in soggetti con colesterolo elevato. Una dieta low carb può essere utile in percorsi di dimagrimento o in presenza di insulino resistenza. La scelta dovrebbe sempre essere personalizzata in base al profilo clinico, agli obiettivi e allo stile di vita.
Il punto fermo è che una low fat ricca di zuccheri raffinati non è salutare così come una low carb ricca di grassi saturi non rappresenta una strategia protettiva per il cuore.
Il messaggio pratico: costruire un piatto intelligente
Al di là delle etichette il principio operativo è semplice. Un’alimentazione favorevole alla salute cardiovascolare dovrebbe includere:
- abbondanti verdure di stagione
- cereali integrali come riso integrale, farro o quinoa
- legumi e fonti proteiche di qualità
- grassi insaturi come olio extravergine di oliva, frutta secca e semi
- ridotto consumo di alimenti ultra processati
Non serve ossessionarsi con il conteggio ossessivo dei grammi di carboidrati o grassi. È più efficace concentrarsi sulla provenienza degli alimenti e sulla loro densità nutrizionale.
Conclusione: la qualità come strategia di lungo periodo
La ricerca pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology rafforza un concetto chiave nella nutrizione moderna: la qualità batte la quantità.
Per chi vuole proteggere il cuore, migliorare la salute metabolica e sostenere le proprie performance sportive la strategia vincente non è eliminare un macronutriente ma scegliere alimenti veri, integrali e poco processati.
La differenza tra una dieta che protegge e una che espone a rischio non sta nel nome ma nelle scelte quotidiane. È lì che si costruisce la salute nel lungo periodo.



