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Tommaso Giacomel, il dramma olimpico: dolore al fianco e problemi di salute nel biathlon

Immaginate di essere al comando di una gara olimpica di biathlon, con due poligoni perfetti alle spalle e l’oro a portata di mano. Poi, un dolore lancinante al fianco vi blocca il respiro, costringendovi a fermarvi a metà percorso. È quello che è successo a Tommaso Giacomel il 19 febbraio 2026 durante la mass start 15 km delle Olimpiadi di Milano-Cortina, un episodio che ha scioccato il mondo del biathlon italiano e acceso i riflettori sui rischi nascosti di questo sport estremo.

Giacomel, astro nascente azzurro reduce da un argento nella staffetta mista, ha dovuto abbandonare la gara mentre era in testa, lasciando il posto all’oro norvegese. Ma oltre al dispiacere sportivo, questo ritiro solleva domande cruciali sulla salute degli atleti di endurance: quali sono i problemi più frequenti nel biathlon e come prevenirli?

Analizziamo il caso e i meccanismi fisiologici alla base, basandoci su dati scientifici e casi reali.

Il dramma di Giacomel: cronaca di una gara interrotta

La mass start olimpica del 19 febbraio è partita con Giacomel in grande forma: zero errori nei primi due poligoni di tiro, ritmo impeccabile sugli sci e un margine che faceva sognare il podio individuale. Durante la terza tornata, intorno al km 10, l’atleta ha iniziato a mostrare segni di disagio: mano sul fianco destro, andatura rallentata, respirazione affannosa e visibili difficoltà a spingere.

La Federazione Italiana Sport Invernali (FISI) ha confermato un “dolore acuto al fianco che gli impediva di respirare correttamente”, con il giovane biatleta stabile al termine ma in fase di valutazione medica approfondita. Non si tratta di un infortunio muscolare classico, ma di un quadro che potrebbe mescolare affaticamento estremo, stress respiratorio e un possibile episodio acuto legato al cuore o alle vie aeree. Giacomel, 24 anni, arrivava da un calendario fitto con cinque gare in una settimana, un carico che amplifica i rischi fisiologici.

Giacomel, dolore al fianco e difficoltà respiratorie: le possibili spiegazioni

Nel biathlon, dove lo sci di fondo ad alta intensità si alterna a tiri di precisione sotto stress, episodi come questo non sono rari. Ecco le cause più probabili, senza azzardare diagnosi sul caso specifico:

L’“stitch” o dolore al fianco da sforzo è un classico negli sport endurance: si tratta di una contrattura dolorosa della parete addominale o toracica, spesso legata a diaframma affaticato, respirazione caotica e microtraumi muscolari. Il dolore può diventare così intenso da limitare l’espansione polmonare, simulando una crisi respiratoria.

L’asma da sforzo (EIA) è endemica negli sport invernali: l’aria fredda e secca irrita le vie aeree, causando broncospasmo, sibilo, tosse e senso di soffocamento. Fino al 50% degli atleti di endurance elite ne soffre, e l’episodio può scattare proprio in fasi di sforzo massimale come quelle del biathlon.

Non va escluso un disturbo cardiaco funzionale, come aritmie da sforzo o tachicardia inadeguata: il cuore pompato degli endurance athlete tollera carichi estremi, ma sotto stress può “impazzire”, dando palpitazioni, dolore laterale e affanno sproporzionato. Casi simili sono documentati in triatleti e fondisti.

Infine, crisi gastrointestinali o iperventilazione vagale completano il quadro: nausea, crampi viscerali e sbalzi pressori sono comuni in gare lunghe, aggravati da adrenalina e digiuno relativo.

I killer silenziosi del biathlon: problemi cronici degli atleti

Oltre agli episodi acuti, i biatleti convivono con rischi sistemici legati al mix di endurance aerobico, ambiente freddo e precisione balistica. Ecco i principali, supportati da letteratura scientifica.

Sovrallenamento e sindrome da overtraining (OTS)

La OTS colpisce quando il recupero non compensa l’allenamento: sintomi includono affaticamento cronico, calo performance (soprattutto al tiro), disturbi del sonno, irritabilità e infezioni ricorrenti. Tre casi di endurance athlete descritti in letteratura mostrano come settimane di volume alto portino a crolli improvvisi, proprio come un possibile preludio al ritiro di Giacomel.

Squilibri energetici e RED-S

La Relative Energy Deficiency in Sport erode ossa, ormoni e muscoli: biatleti che bruciano 5000-7000 kcal/giorno rischiano osteoporosi, amenorrea (nelle donne) e infortuni da fragilità scheletrica.

Traumi da overuse e rigidità posturale

Migliaia di passi in salita, posture asimmetriche per il tiro e carabina da 3,5 kg stressano spalle, schiena e ginocchia. Tendinopatie croniche colpiscono il 30-40% degli elite.

Tabella: Problemi principali e prevenzione nel biathlon

ProblemaFrequenzaSegnali d’allarmePrevenzione
Asma da sforzoAlta (fino 50%)Tosse post-gara, sibilo in freddoTest spirometrici, inalatori beta-agonisti pre-gara.
OvertrainingMedia-altaCalo VO2max, umore depressoMonitoraggio HRV, deload settimanali, riposo attivo.
Aritmie da sforzoMediaPalpitazioni, sincopeECG da sforzo annuali, Holter 24h.
Dolori muscolariMolto altaRigidità persistenteStretching dinamico, foam roller, crioterapia.
Stress mentaleAltaAnsia pre-tiro, burnoutMindfulness, coaching psicologico.

Prevenzione e lezioni da Milano-Cortina 2026

Il caso Giacomel rappresenta un segnale importante per tutto il mondo dello sport, non solo per il biathlon. A volte fermarsi non è una debolezza ma una scelta di responsabilità, capace di salvare non solo una carriera ma anche la vita di un atleta.

Oggi esistono strategie supportate da evidenze scientifiche che permettono di prevenire situazioni critiche. Tra queste, un ruolo fondamentale è svolto dai controlli periodici come spirometria, elettrocardiogramma ed ecocardiogramma, da affiancare al monitoraggio di alcuni biomarcatori come il cortisolo e la creatinchinasi, utili per valutare stress e recupero muscolare. A questo si aggiungono una corretta periodizzazione dell’allenamento e un piano nutrizionale personalizzato, elementi ormai imprescindibili per chi pratica sport ad alto livello.

Ma il messaggio più importante riguarda anche gli atleti amatoriali. Imparare ad ascoltare il proprio corpo può fare la differenza. Sintomi come dolore toracico, affanno fuori dal normale o palpitazioni non vanno mai sottovalutati. In questi casi, è sempre meglio un controllo in più piuttosto che trovarsi costretti a uno stop forzato più avanti.

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