Otto bambini con gravi malattie autoimmuni considerate “inguaribili” hanno potuto sospendere completamente i farmaci immunosoppressori, e sette di loro oggi vivono in remissione clinica completa. L’ottavo, affetto da sclerosi sistemica giovanile, mostra un miglioramento costante e progressivo. È il risultato sorprendente di uno studio pionieristico condotto dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, in collaborazione con l’Università di Erlangen in Germania, appena pubblicato su Nature Medicine — una delle riviste scientifiche più autorevoli al mondo.
Quando il sistema immunitario sbaglia bersaglio
Le malattie autoimmuni si verificano quando il sistema immunitario, che normalmente difende l’organismo da virus e batteri, attacca per errore i tessuti sani. Questo “errore di riconoscimento” scatena una risposta infiammatoria cronica che può colpire qualsiasi organo: dai reni ai polmoni, dalla pelle ai vasi sanguigni, fino al sistema nervoso. Nei casi più gravi, i danni possono diventare permanenti.
Nello studio, sono stati seguiti otto piccoli pazienti (sette femmine e un maschio, tra i 5 e i 17 anni) colpiti da forme aggressive di lupus eritematoso sistemico, dermatomiosite giovanile e sclerosi sistemica giovanile. Tutti avevano già tentato senza successo diverse terapie immunosoppressive e biologiche, con risposte solo temporanee e, in alcuni casi, episodi di rischio vitale.
L’idea: usare le cellule Car-T non contro il cancro ma contro l’autoimmunità
Finora la terapia con cellule Car-T è stata impiegata soprattutto nei tumori del sangue, come leucemie e linfomi. La strategia consiste nel “riprogrammare” in laboratorio i linfociti T del paziente, inserendo un particolare recettore chiamato Car (Chimeric Antigen Receptor) che riconosce e distrugge le cellule che esprimono una proteina specifica — nel caso delle malattie linfoproliferative, l’antigene CD19.
In questo nuovo studio, gli stessi recettori sono stati usati per colpire non cellule tumorali, ma linfociti B “auto-reattivi” — quelli che innescano l’infiammazione e l’attacco ai tessuti sani nelle malattie autoimmuni. L’obiettivo era “spegnere” l’origine del disturbo e dare all’organismo la possibilità di ricostruire un sistema immunitario sano, privo di memoria patologica.
Cos’è la terapia Car-T?
È una forma di immunoterapia personalizzata: si prelevano i linfociti T del paziente, li si modifica geneticamente in laboratorio per farli riconoscere un bersaglio preciso (qui CD19 sui linfociti B difettosi), e li si reinfuse. Una volta dentro il corpo, questi “super-soldati” eliminano selettivamente le cellule malate, riducendo l’infiammazione senza bisogno di farmaci cronici. È come un software update per il sistema immunitario!
I risultati: remissioni profonde e durature
Gli esiti sono stati definiti “straordinari” dagli stessi ricercatori. Tutti e otto i bambini hanno potuto interrompere i farmaci immunosoppressori.
Nei sette casi di lupus e dermatomiosite si è verificata una remissione clinica completa: il lupus non mostra più attività di malattia, sono migliorate anche le forme con danno renale avanzato e i piccoli pazienti hanno ritrovato forza muscolare e benessere generale. Nel caso di sclerosi sistemica, malattia notoriamente lenta e complessa, si osserva comunque un netto miglioramento funzionale e una stabilizzazione degli organi colpiti.
I medici hanno anche notato un dato cruciale: i benefici si mantengono nel tempo, anche dopo che il sistema immunitario ricostituisce i linfociti B. Questo suggerisce che la terapia Car-T non si limiti a “sopprimere” temporaneamente il disturbo, ma riesca davvero a “resettare” il sistema immunitario, eliminando la memoria dell’errore autoimmunitario.
Sicurezza e prospettive future
Dal punto di vista della sicurezza, il trattamento si è dimostrato sorprendentemente ben tollerato. Gli eventi avversi registrati sono stati lievi e transitori, senza infezioni gravi o complicanze a lungo termine — un risultato notevole, considerando la fragilità dei pazienti trattati.
Franco Locatelli, responsabile dell’area di Oncoematologia e Terapia Genica del Bambino Gesù, ha sottolineato come questo approccio rappresenti una nuova frontiera della medicina: «Con le cellule Car-T anti-CD19 abbiamo trasferito una tecnologia già efficace nei tumori a un campo completamente diverso, ottenendo remissioni profonde e durature nelle malattie autoimmuni più gravi in età pediatrica».
Anche Fabrizio De Benedetti, responsabile di Immunologia clinica e Reumatologia, ha evidenziato l’impatto sociale del risultato: «Queste malattie comportano un enorme costo umano e familiare. I risultati ottenuti aprono la strada a studi clinici più ampi per offrire questa terapia a un numero crescente di bambini».
Impatto su sport e benessere psicofisico
Per noi è affascinante notare come questa terapia restituisca ai bimbi non solo la salute, ma anche la possibilità di una vita attiva. Nei casi di dermatomiosite, ad esempio, i pazienti hanno recuperato forza muscolare e mobilità, superando dolori cronici che li tenevano lontani da giochi e sport. Immaginate un bambino di 10 anni passare da sedia a rotelle a correre in cortile: questo “reset” immunitario migliora anche la crescita fisica, riduce lo stress psicologico e favorisce un benessere mentale che è la base per uno stile di vita sportivo sano fin dall’infanzia.
Una nuova speranza per il futuro
Il Bambino Gesù ha già iniziato a trattare altri quattro bambini con la stessa tecnica nei mesi successivi allo studio, e i risultati preliminari continuano a essere incoragganti. Se confermata su larga scala, la terapia Car-T contro CD19 potrebbe segnare una svolta storica: una medicina capace non solo di curare i sintomi, ma di ristabilire un equilibrio immunitario duraturo e, forse, offrire una vera guarigione.
Non si tratta solo di un progresso clinico ma di una speranza concreta per centinaia di famiglie che vedono nei propri figli la fragilità della malattia e, finalmente, una via per riconquistare il futuro.



