Caffè e tè potrebbero proteggere il cervello dall’invecchiamento? Un nuovo studio pubblicato su JAMA riaccende il dibattito: chi consuma caffè o tè con caffeina sembrerebbe avere un rischio più basso di sviluppare demenza nel lungo periodo. Ma attenzione: non si tratta di una prova di causa-effetto.
Lo studio: numeri e risultati
La ricerca ha analizzato i dati di 131.821 persone seguite tra il 1986 e il 2023. Durante il periodo di osservazione, 11.033 partecipanti hanno sviluppato demenza.
Confrontando il consumo auto-riferito di caffè, tè con caffeina e caffè decaffeinato con i dati sulla salute cognitiva, i ricercatori hanno osservato che:
• chi beveva più caffè con caffeina aveva un rischio di demenza inferiore del 18% rispetto a chi ne consumava poco o nulla
• il beneficio era più evidente con 2–3 tazze al giorno di caffè o 1–2 tazze di tè con caffeina
• il caffè decaffeinato non mostrava associazioni significative
Lo studio è stato condotto da ricercatori del Mass General Brigham, della Harvard T.H. Chan School of Public Health e del Broad Institute.
Associazione non significa protezione certa
La precisazione più importante è questa: si tratta di uno studio osservazionale. Significa che i ricercatori hanno trovato un’associazione ma non possono dimostrare che sia la caffeina a ridurre direttamente il rischio.
La dottoressa Céline Gounder ha invitato alla cautela, ricordando che molte persone tendono a cercare conferme scientifiche di abitudini già consolidate. Il rischio è interpretare questi dati come un “via libera” automatico.
Uno dei punti critici riguarda i cosiddetti fattori confondenti. Per esempio, alcune persone evitano la caffeina per motivi di salute come ipertensione o problemi cardiovascolari, condizioni che sono a loro volta fattori di rischio per la demenza.
È possibile quindi che il minor rischio osservato non dipenda esclusivamente dal caffè ma da uno stile di vita complessivamente più favorevole tra chi lo consuma regolarmente.
Perché la caffeina potrebbe avere un ruolo
Dal punto di vista biologico, alcune ipotesi sono plausibili. La caffeina è associata a:
• miglioramento temporaneo dell’attenzione e della vigilanza
• effetti neuroprotettivi osservati in modelli sperimentali
• possibile riduzione dell’infiammazione e dello stress ossidativo
Tuttavia, trasformare queste osservazioni in una raccomandazione clinica richiede studi più solidi e controllati.
Cosa fare davvero per proteggere il cervello
Secondo gli esperti, non è il momento di cambiare dieta solo per questo studio. Le strategie con evidenze più solide per ridurre il rischio di demenza restano:
• attività fisica regolare
• alimentazione equilibrata
• controllo del peso e della pressione arteriosa
• gestione dell’udito e della salute cardiovascolare
L’Alzheimer’s Association ricorda che oltre 7 milioni di americani convivono con l’Alzheimer, la forma più comune di demenza. La prevenzione resta una priorità ma passa da abitudini consolidate e non da singoli alimenti miracolosi.
Bere 2–3 tazze di caffè con caffeina al giorno è stato associato a un rischio leggermente inferiore di demenza in un ampio studio di lungo periodo. Questo non significa che il caffè sia una terapia preventiva ma che potrebbe far parte di uno stile di vita complessivamente sano.
La scienza invita alla prudenza: meglio continuare a muoversi, mangiare bene e prendersi cura della salute metabolica. Il caffè può restare un piacere quotidiano ma non è una polizza assicurativa per il cervello.
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