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Primo doping shock a Milano Cortina: Passler Positiva al letrozolo, cos’è e perché è vietato!

L’azzurra del biathlon Rebecca Passler è il primo caso di doping delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026: in un controllo fuori competizione sono state trovate tracce di letrozolo, farmaco oncologico inserito nella lista delle sostanze vietate WADA come inibitore dell’aromatasi.

Il caso Passler: cosa è successo

A quattro giorni dalla cerimonia di apertura di Milano-Cortina, Rebecca Passler, biatleta azzurra classe 2001, è risultata positiva a un controllo antidoping out of competition, con riscontro di letrozolo nelle urine.
La 24enne altoatesina, originaria della zona di Anterselva/Brunico, verrà sospesa in via cautelare e con ogni probabilità non potrà prendere parte ai Giochi, in attesa degli sviluppi disciplinari e di un eventuale ricorso al TAS.

Il controllo è stato effettuato prima dell’inizio ufficiale delle competizioni ma secondo il codice mondiale antidoping le sanzioni per sostanze vietate “in ogni momento” si applicano indipendentemente dal fatto che l’atleta stesse gareggiando o meno.
Il CONI dovrà sostituire Passler nel team olimpico del biathlon femminile, che resterà così con una sola riserva in meno in vista delle gare in programma ad Anterselva, sede delle prove di biathlon di Milano-Cortina.

Chi è Rebecca Passler

Rebecca Passler è una delle biatlete più interessanti dell’ultima generazione azzurra, cresciuta in un contesto familiare fortemente legato a questo sport.
In carriera ha conquistato diversi podi e medaglie a livello juniores, tra cui successi in staffetta ai Mondiali di categoria, ed è entrata stabilmente nel circuito di Coppa del Mondo con alcuni piazzamenti in top ten.

La sua storia è anche una storia “di famiglia”: il nonno Johann Passler è stato uno dei pionieri del biathlon italiano, con due bronzi olimpici e titoli mondiali in staffetta, oggi impegnato nella logistica dell’impianto di Anterselva per i Giochi.
La positività arriva proprio nella stagione in cui Rebecca puntava a consolidarsi a livello assoluto, trasformando il talento mostrato tra le juniores in risultati stabili tra le grandi.

Il precedente: Errani, Aerts e il letrozolo

Il nome del letrozolo non è nuovo allo sport italiano: nel 2017 la tennista Sara Errani fu trovata positiva alla stessa sostanza e venne squalificata per dieci mesi.
In quel caso l’atleta parlò di contaminazione accidentale da un farmaco assunto dalla madre per il tumore al seno, ipotizzando un contatto con il cibo preparato in cucina. I giudici riconobbero sì la scarsa dose, senza però accettare del tutto la versione difensiva.

Più recentemente, nel 2022, anche il ciclocrossista belga Toon Aerts fu sospeso per la presenza di letrozolo nei controlli antidoping, sostenendo a sua volta l’ipotesi di contaminazione involontaria.
Questi casi mostrano come gli inibitori dell’aromatasi, pur essendo farmaci nati in ambito oncologico, siano osservati speciali nel mondo sportivo, perché inseriti tra i “modulatori ormonali e metabolici” proibiti dal codice WADA.

Cos’è il letrozolo e come funziona

Il letrozolo è un farmaco appartenente alla classe degli inibitori dell’aromatasi, utilizzato in oncologia soprattutto nel trattamento del carcinoma mammario ormono-dipendente nelle donne in post-menopausa.
L’aromatasi è l’enzima che converte gli androgeni (ormoni sessuali maschili) in estrogeni, e bloccarla significa ridurre in modo significativo la produzione di estrogeni circolanti nell’organismo.

In ambito clinico il letrozolo viene prescritto per ridurre il rischio di recidiva del tumore al seno, spesso dopo un primo ciclo di terapia ormonale con tamoxifene o altri farmaci, con schemi di trattamento che possono arrivare a cinque anni o più.
Studi randomizzati hanno mostrato che prolungare la terapia con letrozolo oltre i cinque anni standard può ridurre ulteriormente il rischio di recidiva e l’insorgenza di nuovi tumori controlaterali, pur a fronte di un aumento di eventi avversi a carico dell’osso, come osteoporosi e fratture.

Gli effetti collaterali più frequenti, legati al calo estrogenico, includono vampate di calore, dolori articolari e muscolari, secchezza vaginale, riduzione della densità minerale ossea e possibile aumento di rischio cardiovascolare in alcune pazienti.
Per questo motivo il letrozolo è un farmaco che deve essere gestito da specialisti, con controlli periodici della salute ossea e un’attenta valutazione del rapporto rischio-beneficio per ogni paziente.

Perché il letrozolo è vietato nello sport

Dal punto di vista antidoping, il letrozolo rientra nella categoria dei “modulatori ormonali e metabolici”, in particolare tra gli inibitori dell’aromatasi, ed è inserito nella Lista delle sostanze proibite WADA almeno dal 2004.
La versione più recente della Prohibited List classifica il letrozolo tra le sostanze della sezione S4.1 (aromatase inhibitors), vietate sia in competizione sia fuori competizione, senza soglia minima consentita.

Il motivo non è tanto un ipotetico effetto diretto “ergogenico” immediato, quanto il suo ruolo nel modulare l’assetto ormonale, specialmente in atleti che assumono o hanno assunto androgeni esogeni (per esempio steroidi anabolizzanti).
Riducendo la conversione degli androgeni in estrogeni, un inibitore dell’aromatasi può teoricamente aiutare a mantenere alti i livelli di testosterone, limitare gli effetti collaterali estrogenici (come ginecomastia) e mascherare alterazioni ormonali che potrebbero far scattare un controllo o un sospetto.

In altre parole, il letrozolo è considerato un “farmaco di contorno” utilizzabile nei protocolli dopanti per ottimizzare o nascondere l’uso di anabolizzanti, più che un potenziatore diretto della performance.
Per questa ragione la WADA lo vieta in modo assoluto: anche tracce minime in un controllo possono configurare una violazione delle norme antidoping, salvo che l’atleta dimostri, con prove solide, un uso terapeutico giustificato e coperto da TUE (esenzione a fini terapeutici).

Implicazioni per Milano-Cortina e per il movimento sportivo

Il caso Passler ha un impatto simbolico pesante: primo caso di doping per l’Italia proprio nei Giochi “di casa”, quando ancora la fiamma olimpica non è stata accesa.
Per il biathlon azzurro rappresenta la perdita di una giovane atleta in crescita, in una disciplina in cui l’Italia punta anche sull’effetto terreno amico di Anterselva per ottenere risultati.

Sul piano dell’immagine, l’episodio riporta al centro del dibattito pubblico il tema del confine sottile tra farmaco terapeutico e sostanza dopante, soprattutto quando si tratta di molecole usate in oncologia e presenti nelle case di molte famiglie.
Le precedenti vicende di Sara Errani e Toon Aerts hanno mostrato quanto sia complesso per i tribunali sportivi valutare le spiegazioni di contaminazione accidentale, bilanciando tutela della salute, lotta al doping e principio di responsabilità oggettiva dell’atleta.

Nel breve periodo, l’attenzione sarà tutta sulla difesa che Passler e il suo staff sceglieranno di adottare e sull’eventuale ricorso urgente al TAS olimpico per tentare di ottenere una sospensione del provvedimento in vista dei Giochi.
Nel medio-lungo periodo, casi come questo spingono federazioni e staff tecnici a rafforzare la cultura della prevenzione: educazione alle sostanze vietate, controllo rigoroso dei farmaci presenti in famiglia, confronto costante con medici federali e consulenti legali specializzati in antidoping.

Nota per i lettori di sportboom.it: il letrozolo non è un integratore né un prodotto per il fitness, ma un farmaco oncologico soggetto a prescrizione; qualsiasi uso al di fuori delle indicazioni mediche è potenzialmente pericoloso per la salute e comporta seri rischi disciplinari nello sport agonistico.

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