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Ultramaratone: correre troppo può danneggiare i globuli rossi (e accelerare l’invecchiamento?)

Negli ultimi anni le ultramaratone sono diventate il simbolo dell’estremo nel mondo del fitness: gare oltre i 42 km, spesso su terreni difficili, che mettono alla prova mente e corpo. Ma cosa succede davvero all’organismo quando si spinge così oltre i propri limiti?

Una nuova ricerca suggerisce che il problema non riguarda solo muscoli e articolazioni. A essere colpiti potrebbero essere anche i globuli rossi, con effetti che ricordano un vero e proprio invecchiamento cellulare accelerato.

Cosa succede ai globuli rossi durante le ultramaratone

globuli rossi hanno un ruolo fondamentale: trasportano ossigeno ai tessuti e rimuovono le sostanze di scarto. Per farlo devono essere estremamente flessibili, perché attraversano capillari minuscoli deformandosi continuamente.

Lo studio ha osservato che dopo gare di endurance estremo queste cellule diventano meno elastiche e più fragili. Questo significa che fanno più fatica a svolgere il loro lavoro e tendono a rompersi più facilmente.

Il risultato? Un possibile calo dell’efficienza nel trasporto di ossigeno e, in alcuni casi, un aumento del rischio di anemia da sforzo.

Perché succede: stress meccanico e ossidativo

Il danno sembra avere una doppia origine. Da un lato c’è lo stress meccanico: durante sforzi prolungati, il flusso sanguigno cambia e aumenta la pressione nei vasi, mettendo sotto stress fisico i globuli rossi.

Dall’altro c’è lo stress ossidativo, legato all’infiammazione e alla produzione di radicali liberi. Questo tipo di danno agisce a livello molecolare, alterando la struttura e la funzionalità delle cellule.

Questi due fattori insieme creano un ambiente in cui i globuli rossi vengono danneggiati e “invecchiano” più rapidamente.

Più la distanza aumenta, più il danno cresce

Un dato particolarmente interessante riguarda la distanza. I ricercatori hanno confrontato atleti impegnati in gare da circa 40 km con altri che hanno completato una ultramaratona di oltre 170 km.

I risultati sono chiari: i segni di danno cellulare erano presenti già dopo la distanza più “breve”, ma diventavano molto più evidenti nelle gare più lunghe.

Questo suggerisce che esiste una soglia oltre la quale lo stress fisiologico non è più solo adattativo, ma potenzialmente dannoso.

Cosa significa per la salute e le performance

Al momento non è ancora chiaro quanto durino questi effetti né se abbiano conseguenze a lungo termine. Il corpo umano è altamente adattabile e potrebbe essere in grado di recuperare completamente nel tempo.

Tuttavia, questi dati aprono una riflessione importante: non sempre “di più” significa “meglio”. L’allenamento estremo può portare benefici, ma anche stress significativi per l’organismo.

Allo stesso tempo, queste scoperte potrebbero avere applicazioni utili, ad esempio nello sviluppo di strategie di recuperonutrizione personalizzata e persino nella conservazione del sangue per uso medico.

Il vero messaggio: equilibrio tra performance e salute

Le ultramaratone restano una sfida straordinaria, ma richiedono consapevolezza. Il punto non è evitarle, ma comprenderne l’impatto.

Allenamento intelligente, recupero adeguato e ascolto del proprio corpo diventano fondamentali per evitare che uno stimolo positivo si trasformi in un fattore di stress eccessivo.

Perché la vera performance non è solo arrivare al traguardo, ma farlo mantenendo il corpo in salute nel lungo periodo.

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